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Per seguire il nostro itinerario:

http://www.turistel.cl/v2/secciones/mapas/ruteros/lagos.htm

 

 

Una volta il cammino tracciato, non si può più non proseguire. Antoine de Saint-Exupéry

 

Domenica 8 gennaio 2006. Alle ore 11:45 chiudiamo a chiave la porta del nostro piccolo appartamento e ci lanciamo

in questa nuova ed eccitante avventura. All’inizio di ogni viaggio è questo un momento irrinunciabile, una porta si

chiude lasciando dietro alle spalle abitudini e certezze e un’altra si spalanca lasciando l’animo e la mente affrontare

con trepidazione e, forse anche un poco di paura, il mondo ignoto.

Un piccolo comitato di amici saluta la nostra partenza dal porto di Monaco direzione l’aeroporto di Nizza.

 

 

Isabelle crede nei segni premonitori, questa mattina, lavandosi le mani, l’anello che portava le si è sfilato dal dito, questo

basta per farle riporre ogni monile nel cassetto, incluso il braccialetto indiano in argento intrecciato che abbiamo comprato

insieme a Jaipur, India e che io porterò al polso. Sulla Promenade des Anglais il sole splende e il vento, soffiando da est,

ci spinge verso l’aeroporto: voglio anch’io credere nei segni premonitori, questo viaggio vedrà il sole brillare sulle nostre

teste e il vento esserci propizio. Smontaggio delle biciclette, check-in e volo Alitalia Nizza – Milano – Buenos Aires senza

alcun intoppo. Al signore argentino che sedeva accanto a noi hanno perso una borsa mentre i nostri bagagli e le biciclette

arrivano a destinazione in perfetto stato.

 

         

 

A Buenos Aires ci attendono 36 gradi ed un elevato tasso di umidità che ci procurano una salutare sudata durante il tragitto

tra il terminal degli autobus e l’albergo nella centralissima calle Lavalle. Dopo una notte passata a boccheggiare sotto le pale

del ventilatore un temporale mattutino rinfresca per poche ore l’aria. Iniziamo la giornata degustando le squisite facturas,

cornetti e sfoglie croccanti con marmellata e crema pasticcera che le panetterie di tutto il paese sfornano di primo mattino.

 

         

 

Martedi 10 gennaio alle 17:30 imbarchiamo sul bus per San Martin de los Andes, 24 ore di viaggio che ci porteranno ai piedi

della Cordigliera delle Ande, punto di partenza del nostro periplo. Quando arriviamo la pioggia è in agguato e la temperatura

adeguata ad un paesino di montagna anche se siamo in piena estate. Montiamo la tenda nel campeggio municipale sotto

l’acqua e dormiamo al fresco di 5 gradi un buon sonno ristoratore. San Martin de los Andes è poco più di un villaggio,

sistemato sulle rive del lago Lacar e circondato da montagne e foreste. L’industria turistica è la prima risorsa del luogo

ma non ne ha ancora deturpato l’incanto.

 

         

 

Partiamo da San Martin de los Andes seguendo la ruta 7 lagos e una salita iniziale di 20 km tanto per testare le gambe

sotto un sole cocente. Siamo riusciti ad arrivare in cima alla salita e ad accamparci in riva ad un torrente le cui acque fresche

hanno lavato il sudore e la stanchezza di questa prima giornata. Il mattino seguente la strada segue ondulando, quando

arriviamo davanti al cartello che indica l’inizio di una lunga discesa, Isabelle scende dalla bici per abbracciarlo. L’esperienza

di un viaggio in bicicletta le è completamente nuova ma il suo entusiasmo e la grinta con la quale ha affrontato i primi 20

durissimi chilometri in salita sono ammirevoli. Sole, caldo e panorami spettacolari ci  accompagnano fino al campeggio

Pichi Traful. Nel tardo pomeriggio il tempo si mette al brutto, il vento che soffia dalla Cordigliera porta nubi spesse e basse,

l’aria si carica di odore di pioggia.

 

         

 

Inizia a piovere in serata e piove per tutta la notte e il mattino seguente. Prima amara sorpresa, il telo esteriore della tenda

lascia passare l’acqua in due punti ma siamo un pò troppo lontani per protestare con il rivenditore. Approffittando di una

breve schiarita ci mettiamo per strada verso mezzogiorno e la pioggia e il vento ci accompagnano ancora per 21 km su una

pista resa insidiosa dal fango. Per Isabelle, che non ha mai percorso lunghe distanze in bicicletta, questa è una giornata

particolarmente difficile ma la sua determinazione è più forte di qualsiasi intemperia patagonica.

 

         

 

Dopo 5 ore di lotta con il fondo stradale arriviamo al camping Quintupuray sulle rive del lago Correntoso. L’ultimo rovescio

di  pioggia si unisce ad un’ampia schiarita, il sole inonda le acque del lago e il risultato è uno stupendo arcobaleno, una

bella ricompensa ai nostri sforzi. Ci cuciniamo un bel piatto di pasta al sugo, necessaria scorta di carboidrati per le giornate

che seguiranno. La nostra nuova tenda a forma di tunnel ha un ampio vestibulo che ci permette di tenere le borse al riparo

e cucinare la cena all’occorenza. Con una tappa di 46 km arriviamo sulle rive del lago Nahuel Huapi dalle acque blu come

possono essere blu i laghi della Patagonia circondati da alte cime innevate. L’acqua del lago è piuttosto fresca ma dopo

una giornata di pedalate è invitante per un rapido bagno ristoratore, molto meglio di una doccia calda...

Restano 71 km di strada asfaltata per arrivare a Bariloche quindi migliora la nostra media oraria ma il traffico attorno

a noi si fa più veloce e pericoloso, è questo il solo momento di tutto il viaggio in cui rischiamo di farci investire da un veicolo

pesante o un autobus. Arriviamo a Bariloche, capitale turistica del nord della Patagonia argentina con un certo sollievo. Due

giorni di riposo in hotel, pausa pomeridiana per un chocolate caliente e ristorante dove ci rifocilliamo con due bife de chorizo,

bistecche di sottofiletto di 450 grammi l’una, alte 4 dita e con un abbondante contorno di papas fritas – come quelle predilette

dal Kit Carson nei fumetti di Tex Willer.   

 

         

 

La prima settimana si chiude dunque con 265 km all’attivo e la Patagonia non ha certo deluso le nostre attese : paesaggi di

pura bellezza, sole cocente, cielo azzurro come solo sa essere azzurro il cielo di Patagonia, pioggia, freddo, gelo e una spruzzata

di neve sulle cime delle montagne, se il buongiorno si vede dal mattino…..

Dopo due giorni di riposo in città a San Carlos de Bariloche, pensiamo bene di prendere un pò d’aria sul lago di Epuyen, nel

campeggio Refugio del Lago, uno dei migliori indirizzi della Patagonia, gestito da Sophie e Jacques, una coppia di francesi che

da più di vent’anni vivono in questa regione. Le biciclette riposano, noi invece percorriamo il lago in canoa e ci facciamo

scorpacciate di ciliege. Passiamo il sabato sera alla fiera artigianale di Epuyen, che riunisce tutti i talenti della regione.

 

         

 

Oltre alla solita marea di oggetti di artigianato locale e l’esibizione di gruppi folkloristici e musicali su di un enorme palco,

il momento certo più atteso è stato quando si è dato finalmente inizio alla degustazione dell’asado, il tradizionale arrosto

argentino cotto al fuoco di legna e brace. La lunga cottura viene supervisionata da occhi esperti, anche se già un poco

annebbiati da numerose bottiglie di birra Quilmes. La serata passa tranquillamente avvolta in un’aria da pacifica festa

paesana che si movimenta solamente quando sul palco si presentano cinque ragazze per la danza del ventre. Le melodie

mediorientali sono molto coinvolgenti e il numeroso pubblico si alza in piedi e mima nell’oscurità le sinuose movenze

dell’esotica danza.

 

         

 

Dopo tutto questo riposo bisogna riprendere il cammino per non rischiare di adagiarsi. E il cammino tra Epuyen e Cholilla

lo ricorderemo per la strada in malo estado che costa sudore e fatica prima di arrivare ad un simpatico campeggio in riva al

lago Rivadavia. Per soddisfare la curiosità di tutti i nostri amici francesi è qui che ha la sua estancia il cantante Florent Pagny.

 

         

 

Il giorno seguente entriamo nel parco nazionale Los Alerces dove, con un’escursione lacustre, porto Isabelle a vedere

l’abuelo -il nonno, un alerce millenario di 2.600 anni. Questo albero appartiene alla famiglia delle confiere e il suo tronco

si erge perfettamente dritto in queste foreste che per millenni hanno subito l’assalto del tempo e delle tempeste ma che

mal sopportano la convivenza con l’essere umano. Il legno di quest’albero che cresce molto lentamente è  pregiatissimo.

Sulle rive del lago Futalaufquen ci fermiamo per un giorno di riposo supplementare, ci godiamo questa estate patagonica

che è scoppiata all’improvviso: la temperatura durante il giorno raggiunge i 30 gradi con una leggere e fresca brezza che

spira dalla Cordigliera, niente di meglio che stendersi pigramente al sole sulla riva del lago.

 

         

 

Isabelle è affascinata e anche molto stupita dall’attitudine degli argentini in vacanza. Ci troviamo in un parco nazionale

ma in tutti i campeggi, liberi o a pagamento, ci sono i fogon dei barbecue in cemento dove fare fuoco e cuocere la tradizionale

parilla. In un parco nazionale è possibile usare solo la legna caduta, ma essendo ormai in piena stagione turistica la legna

caduta scarseggia e li puoi vedere –novelli Robinson Crusoe, verso la fine del pomeriggio armarsi di ascia e tagliare rami e

radici degli alberi per il sacro fuoco. Verso le dieci di sera le bistecche cominciano a essere poste sulla griglia e un fumo

denso e grasso si spande per tutto il campeggio. Noi continuiamo a crederci ecologici ed ecologisti e cuciniamo i nostri

pasti con un fornellino a minimo impatto ambientale.

 

         

 

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